| Cos'è la spazializzazione?
L'ambiente in cui viviamo, per il nostro udito, è un paesaggio sonoro tridimensionale in costante cambiamento. Noi avvertiamo continuamente le infinite vibrazioni che lo costituiscono, non possiamo fare più di tanto per evitarlo. Possiamo comunque modificare il paesaggio, interagire con esso; ovviamente in modo più o meno creativo, visto e considerato che di solito lo facciamo ma non ce ne rendiamo neanche conto. I suoni che ci circondano abitualmente influenzano la nostra esistenza, nel bene e nel male. L'inquinamento acustico nelle nostre città sta salendo vertiginosamente fino a dei livelli dannosi per la nostra salute e sempre più raramente riusciamo a passare un pò di tempo in ambienti con un rapporto tra segnale e rumore che ci consenta di apprezzare in silenzio la nostra voce interiore, il suono della nostra coscienza. Potete verificare queste affermazioni recandovi in montagna, in campagna od in riva al mare, lontani dalle città o dalle località turistico balneari. Il paesaggio sonoro che vi circonderà, se abbasserete la guardia per un momento "aumentando" la sensibilità del vostro udito sino ad avvertire le vibrazioni positive della natura (i suoni della natura), cambierà in qualche modo il vostro umore, la condizione del vostro sistema nervoso. Dobbiamo imparare ad essere più esigenti nei confronti dei paesaggi sonori nei quali dobbiamo vivere la nostra vita di tutti i giorni. Dobbiamo educare il nostro udito ricercando continuamente il meglio in fatto di musica e rumore, meno chiacchiere inutili, "musichette" commerciali e rumore rosa, più quiete per riflettere, musica nuova dal punto di vista formale ed armonico e rumore "poetico". La differenza tra il ruggito del mare mosso che si infrange sulla scogliera ed un accordo di chitarra elettrica modulato con la leva in fondo è solo una questione d'interpretazione e di contesto artistico... Elaborando suoni e rumori unitamente alle sensazioni che ci comunicano gli altri quattro sensi che possediamo, arriviamo talvolta a vivere delle vere e proprio esperienze estetiche e quando non siamo così fortunati, abbiamo comunque la stupenda sensazione di sentirci vivi... Nel processo di localizzazione di un suono da parte del nostro cervello, la vista riveste un ruolo molto importante anche se non fondamentale. Abbiamo l'impressione che un suono provenga da una parte, la nostra memoria ci dice che potrebbe essere un tuono, guardiamo da quella parte e soltanto quando vediamo il classico lampo di luce siamo perfettamente certi che di un tuono si trattava. Risultano subito evidenti le analogie ed integrazioni tecniche possibili tra le arti visive e la spazializzazione del suono, questa nuova evoluzione dell'arte musicale, un ampliamento della stessa volto ad includere nel novero dei suoni utilizzabili anche il rumore. La spazializzazione di una o più sorgenti audio consiste nella simulazione di un paesaggio sonoro (soundscape1) tridimensionale. All'interno del paesaggio, una vera e propria "scena" da ascoltare, le sorgenti assumeranno una posizione virtuale rispetto all'ascoltatore e potranno anche "muoversi" intorno a lui più o meno velocemente. Vediamo come. Le sorgenti audio vengono prima elaborate digitalmente utilizzando dinamicamente i parametri di vari algoritmi ed il risultato di tale elaborazione viene poi riprodotto per mezzo di un sistema di casse acustiche. Questi sono i tratti comuni di tutte le tecnologie più o meno utilizzate in pratica per realizzare paesaggi sonori. Le tipologie di algoritmi, il numero e la disposizione delle casse acustiche (ed in alcuni casi anche la loro conformazione) sono le variabili che distinguono un sistema per la spazializzazione da un sistema surround od un codificatore per l'ascolto in cuffia. Un sistema di spazializzazione audio permetterà sempre la libera disposizione delle casse acustiche nell'ambiente che ospiterà il "soundscape" ed utilizzerà algoritmi di psico-acustica permettendo la simulazione in qualsiasi punto del paesaggio sonoro. 1 R. Murray Schafer, The tuning of the world, McLelland and Stewart Limited, Toronto, 1977. Traduzione italiana di Nemesio Ala, Il paesaggio sonoro, Ricordi - Lim, Lucca, 1985 p. 285.
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